Porta rustica

porta rustica (2)

Una porta creata su misura per l’angusto accesso al bagnetto di un appartamentino del centro storico; materiali e disegno rustici in un gioco di accordi, con le travi antiche e i vecchi mattoni a vista, e contrasti, con complementi d’arredo moderni, che caratterizza lo spirito di questa casa. Legno di abete tinto noce chiaro e finito con olio di lino cotto.
porta rustica (1)

Castagno in cornice

cornice castagno (1)

cornice castagno (6)Un mio caro amico orafo, molto bravo, le cui creazioni potete ammirare qui, mi ha contattato per creare una cornice di legno, luce interna un metro per un metro, da posizionare sopra il lavello del bagno. La moglie si era invaghita di alcune cornici “di design” in non mi ricordo più quale essenza (forse Larice?) antica; evidentissimi segni del tempo e l’antichità del materiale ne avrebbero dovuto giustificare un prezzo non proprio alla portata dei più. Ciò che mi ha detto, schietto,cornice castagno (4) è stato: “a parte il prezzo esorbitante, non hanno disponibilità limitata di pezzi in magazzino e ne vendono in tutto il mondo…ma quanto “Larice antico” hanno ‘sti qua?!” In effetti un collega più anziano, a cui ho chiesto un parere, ha “azzardato l’ipotesi” che quei solchi profondi fossero opera non della lenta pioggia che per decenni ha battuto sul legno, bensì di una meno romantica sabbiatrice…cornice castagno (5)

Avevo in laboratorio del castagno che, se non antico, era molto vecchio e decisamente vissuto: ho creato la cornice cercando di valorizzare ogni bruciatura e segno del tempo, scegliendo i segmenti da utilizzare pensandoli in relazione tra loro e lo specchio; assemblata e consolidata, è stata finita a gommalacca.cornice castagno (2)

La scuola di Nancy

ecole de Nancy (3)

Più volte nel corso della storia Nancy ebbe importanza anche al di là dell’ambito cittadino. Gli eventi le conferirono sempre un insolito splendore. La prima volta accadde nel diciottesimo secolo, e ciò si verificò di nuovo intorno al 1900, ma sulla base di altri presupposti. La fortuna della città fu sempre legata agli abitanti che vi si stabilirono.ecole de Nancy (5)

Nel 1736 fu il caso del re polacco Stanislas Leczinski, ecole de Nancy (1)che aveva dovuto abbandonare il suo paese ed era divenuto conte di Lorena, in seguito all’estinzione della famiglia regnante. Nei trent’anni che seguirono fece della sua residenza un gioiello architettonico, un luogo famosissimo destinato a nobilitare la città dal tono piuttosto provinciale. Nel 1766, dopo la morte di Stanislas, il ducato perdette definitivamente la sua autonomia e passò alla Francia che circa cent’anni dopo, nel 1871, dovette cedere la nuovo stato tedesco non soltanto l’Alsazia, ma anche parte della Lorena, tra cui Metz. Questa decisione, causata dalla sconfitta subita in guerra, ebbe per Nancy ampie conseguenze, rivelandosi la perdita del territorio circostante ad est ampiamente vantaggiosa: da un lato la Francia mirava ora a potenziare economicamente e politicamente Nancy e il resto della Lorena, dall’altro la città conobbe tra il 1871 e il 1900 un’ondata di immigrazione dai territori annessi alla Germania, dove molti “non desideravano morire da prussiani”. La zona di Nancy divenneecole de Nancy (4) meta di molti emigranti ed i nuovi cittadini portarono alla città capitali o preziose competenze, le maggiori risorse della città provenivano dall’industria tessile, dalla lavorazione della pelle e dalla manifattura di mobili, vetro e ceramica. Tuttavia questa grande fioritura non avrebbe avuto la stessa vivacità se non si fossero stabiliti nella città anche numerosi artisti e artigiani.ecole de Nancy (2)

Uno di questi fu Jean Daum, che fondò nel 1878 la Verrerie Sainte – Cathérine, poi ribattezzata Verrerie de Nancy, che dal 1895 produceva oggetti in vetro di stile art nouveau. Da Metz arrivarono abili artigiani del legno, tra cui Jaques Gruber, che definirono con i loro prodotti il secondo campo in cui Nancy, intorno al 1900, raggiunse fama mondiale. Oltre ai vetri artistici variegati e incisi furono soprattutto gli intarsi che contribuirono alla diffusione della fama dell’Ecole de Nancy: Emile Gallé, il più abile ed eclettico tra questi artisti, si cimentò magistralmente in entrambi i campi. Sul portone del suo atelier di Nancy si può leggere scolpito: ” Le mie radici sono nel profondo dei boschi”.ecole de Nancy (6)

Scala in Legno e Ferro

scala legno ferro (12)

Una scala leggera, scala legno ferro (3)perché lo spazio era poco; leggera e versatile, con elementi sufficientemente indipendenti da adattarsi ai muri storti, di un palazzo storico del centro di Genova. scala legno ferro (9)Dovendosi unire, in alto, alla trave d’acciaio del soppalco abbiamo deciso di dare continuità alla struttura continuando a utilizzare le travi d’acciaio come “fascioni” unici centrali, sulle quali abbiamo saldato in diagonale le brevi sezioni di scatolato. Queste ultime hanno sorretto le piastre da 10 millimetri di spessore, forate, sulle quali hanno preso posto i gradini finali, in legno massello di Pitch Pine.scala legno ferro (7)

La parte superiore della scala scarica il suo peso su una piastrascala legno ferro (10) di ferro anch’essa di 10 millimetri di spessore, che scarica a terra ed è fissata al muro con otto barre filettate ancorate con un prodotto chimico; la parte superiore della piastra aiuta a dare stabilità al primo gradino di sbarco della pedana centrale.scala legno ferro (13)

La ringhiera, che in un primo momentoscala legno ferro (2) era stata progettata molto sottile, saldata direttamente alle piastre poste sotto ogni gradino, ha subito un incremento strutturale in corso d’opera per far fronte alla necessità di stabilità, dovuta al fatto che in casa spesso razzoleranno scatenati bambini.scala legno ferro (4)

Un lavoro impegnativo ma di grande soddisfazione, eseguito, è il caso di dirlo, al millimetro sulle esigenze estetiche e funzionali della committenza, e in cui ho avuto il piacere di collaborare con l’artista del metallo FabianOrfeo.scala legno ferro (6)scala legno ferro (10)scala legno ferro (1)scala legno ferro (8)

The Mole Armchair

poltrona Sheriff (5)

Con il termine Palissandro possono venire indicate diverse essenze, anche se comunemente si intende il legname pregiato appartenente al genere Dalbergia; tale legname solitamente si presenta duro, resistente, di porosità abbastanza elevata e con striature nerastre. Viene utilizzato per la produzione di mobili, parquet, impiallaciature,stecche da biliardo, pezzi (neri) degli scacchi e nella costruzione di strumenti musicali.poltrona Sheriff (4) Tuttavia spesso viene impropriamente chiamato Palissandro il legno che si ricava dalla Jacaranda, una pianta della famiglia delle Bignoniaceae, originaria delle regioni tropicali e sub tropicali. Il legno di varie Jacaranda brasiliane è anche usato per la costruzione di parti del corpo delle chitarre acustiche; poltrona Sheriff (7)tale legno, negli anni 50, fu scelto, insieme ad altre essenze brasiliane quali la Peroba e l’Imbuia, dall’architetto e designer  Sergio Roberto Santos Rodrigues per creare i mobili che portarono l’identità brasiliana, declinata ai più alti livelli di qualità e creatività, a guadagnarsi un posto di tutto rispetto nell’immaginario internazionale.

Uno dei suoi lavori più noti è la poltrona Sheriff, anche conosciuta come Mole Chair, che ho avuto il poltrona Sheriff (2)piacere di restaurare. Vincitrice del quarto Concorso Internazionale del Mobile di Cantu nel 1961, presentava vari cedimenti delle cuciture, tenuti insieme da del filo da cucire bianco; erano andati perduti la maggior parte dei bottoni e l’imbottitura “ a sacco”, ormai lacerata, perdeva i “trucioli” di gommapiuma che gli conferiscono la nota morbidezza (Mole significa infatti morbida in portoghese).poltrona Sheriff (3)

Le cuciture sono state riprese dall’interno e i bottoni mancanti, di un diametro ormai fuori commercio, sono stati riprodotti apposta per l’intervento; i sacchi interni sono stati ripristinati con un sottile strato di fodera, in modo da contenere i “trucioli” senza modificare il caratteristico modo in cui i cuscini si adagiano sulla struttura lignea, e la pelle, decisamente secca e consunta, è stata nutrita con un prodotto apposito, che le ha ridato un po’ dell’elasticità perduta.poltrona Sheriff (6)

prima del restauro

prima del restauro

Foto: JB Rama

Restauro del soffitto

travi soffitto (1)

Un aspetto spesso documentato dell’utilizzo delle cannetravi soffitto (6) nell’edilizia storica ligure è costituito dall’utilizzo dalla controsoffittatura in canniccio. Le canne potevano essere, come in questo caso, applicate direttamente all’orditura del solaio, con l’utilizzo di chiodi a testa larga: questi erano conficcati, in grande quantità, tra le fessure delle canne; il chiodo non veniva mai piantato al centro della canna, onde evitare di romperla e di indebolire così l’intera struttura. La stuoia fissata veniva successivamente intonacata:travi soffitto (4) la calce, strollata con la cazzuola, veniva spesso ripassata con una manara, al fine di pressarla nella parte superiore del cannicciato, spingendola all’interno, così da ancorarla sicuramente alle canne. Il risultato era un’intonaco “armato”, di notevole resistenza, il cui spessore variava da 4 a 8 centimetri, e che ovviamente era terminato con la stesura del tonachino finale.travi soffitto (5)

In questo caso, rimosso l’intonaco ed il canniccio, si è provveduto ad un restaro conservativo delle travi lignee del soffitto.

prima del restauro

prima del restauro