La scuola di Nancy

ecole de Nancy (3)

Più volte nel corso della storia Nancy ebbe importanza anche al di là dell’ambito cittadino. Gli eventi le conferirono sempre un insolito splendore. La prima volta accadde nel diciottesimo secolo, e ciò si verificò di nuovo intorno al 1900, ma sulla base di altri presupposti. La fortuna della città fu sempre legata agli abitanti che vi si stabilirono.ecole de Nancy (5)

Nel 1736 fu il caso del re polacco Stanislas Leczinski, ecole de Nancy (1)che aveva dovuto abbandonare il suo paese ed era divenuto conte di Lorena, in seguito all’estinzione della famiglia regnante. Nei trent’anni che seguirono fece della sua residenza un gioiello architettonico, un luogo famosissimo destinato a nobilitare la città dal tono piuttosto provinciale. Nel 1766, dopo la morte di Stanislas, il ducato perdette definitivamente la sua autonomia e passò alla Francia che circa cent’anni dopo, nel 1871, dovette cedere la nuovo stato tedesco non soltanto l’Alsazia, ma anche parte della Lorena, tra cui Metz. Questa decisione, causata dalla sconfitta subita in guerra, ebbe per Nancy ampie conseguenze, rivelandosi la perdita del territorio circostante ad est ampiamente vantaggiosa: da un lato la Francia mirava ora a potenziare economicamente e politicamente Nancy e il resto della Lorena, dall’altro la città conobbe tra il 1871 e il 1900 un’ondata di immigrazione dai territori annessi alla Germania, dove molti “non desideravano morire da prussiani”. La zona di Nancy divenneecole de Nancy (4) meta di molti emigranti ed i nuovi cittadini portarono alla città capitali o preziose competenze, le maggiori risorse della città provenivano dall’industria tessile, dalla lavorazione della pelle e dalla manifattura di mobili, vetro e ceramica. Tuttavia questa grande fioritura non avrebbe avuto la stessa vivacità se non si fossero stabiliti nella città anche numerosi artisti e artigiani.ecole de Nancy (2)

Uno di questi fu Jean Daum, che fondò nel 1878 la Verrerie Sainte – Cathérine, poi ribattezzata Verrerie de Nancy, che dal 1895 produceva oggetti in vetro di stile art nouveau. Da Metz arrivarono abili artigiani del legno, tra cui Jaques Gruber, che definirono con i loro prodotti il secondo campo in cui Nancy, intorno al 1900, raggiunse fama mondiale. Oltre ai vetri artistici variegati e incisi furono soprattutto gli intarsi che contribuirono alla diffusione della fama dell’Ecole de Nancy: Emile Gallé, il più abile ed eclettico tra questi artisti, si cimentò magistralmente in entrambi i campi. Sul portone del suo atelier di Nancy si può leggere scolpito: ” Le mie radici sono nel profondo dei boschi”.ecole de Nancy (6)

Scala in Legno e Ferro

scala legno ferro (12)

Una scala leggera, scala legno ferro (3)perché lo spazio era poco; leggera e versatile, con elementi sufficientemente indipendenti da adattarsi ai muri storti, di un palazzo storico del centro di Genova. scala legno ferro (9)Dovendosi unire, in alto, alla trave d’acciaio del soppalco abbiamo deciso di dare continuità alla struttura continuando a utilizzare le travi d’acciaio come “fascioni” unici centrali, sulle quali abbiamo saldato in diagonale le brevi sezioni di scatolato. Queste ultime hanno sorretto le piastre da 10 millimetri di spessore, forate, sulle quali hanno preso posto i gradini finali, in legno massello di Pitch Pine.scala legno ferro (7)

La parte superiore della scala scarica il suo peso su una piastrascala legno ferro (10) di ferro anch’essa di 10 millimetri di spessore, che scarica a terra ed è fissata al muro con otto barre filettate ancorate con un prodotto chimico; la parte superiore della piastra aiuta a dare stabilità al primo gradino di sbarco della pedana centrale.scala legno ferro (13)

La ringhiera, che in un primo momentoscala legno ferro (2) era stata progettata molto sottile, saldata direttamente alle piastre poste sotto ogni gradino, ha subito un incremento strutturale in corso d’opera per far fronte alla necessità di stabilità, dovuta al fatto che in casa spesso razzoleranno scatenati bambini.scala legno ferro (4)

Un lavoro impegnativo ma di grande soddisfazione, eseguito, è il caso di dirlo, al millimetro sulle esigenze estetiche e funzionali della committenza, e in cui ho avuto il piacere di collaborare con l’artista del metallo FabianOrfeo.scala legno ferro (6)scala legno ferro (10)scala legno ferro (1)scala legno ferro (8)

The Mole Armchair

poltrona Sheriff (5)

Con il termine Palissandro possono venire indicate diverse essenze, anche se comunemente si intende il legname pregiato appartenente al genere Dalbergia; tale legname solitamente si presenta duro, resistente, di porosità abbastanza elevata e con striature nerastre. Viene utilizzato per la produzione di mobili, parquet, impiallaciature,stecche da biliardo, pezzi (neri) degli scacchi e nella costruzione di strumenti musicali.poltrona Sheriff (4) Tuttavia spesso viene impropriamente chiamato Palissandro il legno che si ricava dalla Jacaranda, una pianta della famiglia delle Bignoniaceae, originaria delle regioni tropicali e sub tropicali. Il legno di varie Jacaranda brasiliane è anche usato per la costruzione di parti del corpo delle chitarre acustiche; poltrona Sheriff (7)tale legno, negli anni 50, fu scelto, insieme ad altre essenze brasiliane quali la Peroba e l’Imbuia, dall’architetto e designer  Sergio Roberto Santos Rodrigues per creare i mobili che portarono l’identità brasiliana, declinata ai più alti livelli di qualità e creatività, a guadagnarsi un posto di tutto rispetto nell’immaginario internazionale.

Uno dei suoi lavori più noti è la poltrona Sheriff, anche conosciuta come Mole Chair, che ho avuto il poltrona Sheriff (2)piacere di restaurare. Vincitrice del quarto Concorso Internazionale del Mobile di Cantu nel 1961, presentava vari cedimenti delle cuciture, tenuti insieme da del filo da cucire bianco; erano andati perduti la maggior parte dei bottoni e l’imbottitura “ a sacco”, ormai lacerata, perdeva i “trucioli” di gommapiuma che gli conferiscono la nota morbidezza (Mole significa infatti morbida in portoghese).poltrona Sheriff (3)

Le cuciture sono state riprese dall’interno e i bottoni mancanti, di un diametro ormai fuori commercio, sono stati riprodotti apposta per l’intervento; i sacchi interni sono stati ripristinati con un sottile strato di fodera, in modo da contenere i “trucioli” senza modificare il caratteristico modo in cui i cuscini si adagiano sulla struttura lignea, e la pelle, decisamente secca e consunta, è stata nutrita con un prodotto apposito, che le ha ridato un po’ dell’elasticità perduta.poltrona Sheriff (6)

prima del restauro

prima del restauro

Foto: JB Rama

Restauro del soffitto

travi soffitto (1)

Un aspetto spesso documentato dell’utilizzo delle cannetravi soffitto (6) nell’edilizia storica ligure è costituito dall’utilizzo dalla controsoffittatura in canniccio. Le canne potevano essere, come in questo caso, applicate direttamente all’orditura del solaio, con l’utilizzo di chiodi a testa larga: questi erano conficcati, in grande quantità, tra le fessure delle canne; il chiodo non veniva mai piantato al centro della canna, onde evitare di romperla e di indebolire così l’intera struttura. La stuoia fissata veniva successivamente intonacata:travi soffitto (4) la calce, strollata con la cazzuola, veniva spesso ripassata con una manara, al fine di pressarla nella parte superiore del cannicciato, spingendola all’interno, così da ancorarla sicuramente alle canne. Il risultato era un’intonaco “armato”, di notevole resistenza, il cui spessore variava da 4 a 8 centimetri, e che ovviamente era terminato con la stesura del tonachino finale.travi soffitto (5)

In questo caso, rimosso l’intonaco ed il canniccio, si è provveduto ad un restaro conservativo delle travi lignee del soffitto.

prima del restauro

prima del restauro

Torni

tornio1Sono macchine per tornire o filettare il legno, ossia per dare ad un pezzo di legno la forma di solido di rotazione (cilindrico, conico, profilato) o per praticarvi una vite o una madrevite. I primi si chiamano torni semplici, i secondi torni da filettare o torni paralleli. La figura 286 rappresenta un tornio semplice. Esso è formato dal banco B munito delle guide orizzontali e parallele G. Sul banco si trovano: il toppo fisso T (che porrta il cono motore di pulegge calettato sull’albero principale o mandrino) il poggiautensile C (che può spostarsi lungo le guide, alzarsi od abbassarsi e fissarsi alla posizione voluta con bulloni a dado ed a leva) ed il toppo mobile M (anch’esso fissabile in una posizione qualunque lungo le guide). Il pezzo da tornire può essere montato sul disco D, con brida, disponendolo tra la punta P applicata al mandrino e la contropunta Q applicata al fuso del toppo mobile (tale fuso è manovrato col volantino a chiocciola V). tornio2Per lavorare si appoggia l’utensile sul poggia utensile C e lo si preme, per mantenerlo fermo, colla sinistra in prossimità del nasello. Gli utensili usati dal tornitore in legno sono la sgorbia da tornitore (fig.287 – per eseguire scanalature circolari) lo scalpello da tornitore (fig.288 – per tornire liscio o piano) e gli utensili sagomatori, che hanno profilo appropriato al lavoro di sagomatura da eseguire. Il tornio si usa per tornire pezzi cilindrici, tronco conici, gambe di tavoli, zoccoli e pomi di mobili. Però per eseguire lavori a sagoma vi sono anche speciali torni sagomatori, adatti soprattutto per produzioni in serie. In tutti i torni il pezzo gira, mentre l’utensile si sposta, per dare l’avanzamento al lavoro, parallelamente all’asse od obliquamente secondo che si tornisce cilindricamente o conicamente.

Armadio a metà

riduzione armadio (3)

Si sa, a volte i nostri avi ci lasciano eredità un po’riduzione armadio (2) “ingombranti” da gestire, che senza inoltrarci nei meandri della psicogenealogia, possono sussistere anche semplicemente di mobili, di pregevolissima fattura, magari anche fatti su misura per la stanza che li avrebbe accolti, ma ormai troppo grandi per le esigenze, e gli spazi, di giovani coppie; il cui gusto estetico, inoltre, non collima più con le scelte dei nonni. Principalmente per queste ragioni, una giovane coppia di architetti mi ha chiesto di dimezzare un armadio a ponte, escludendo dal mobile la scrivania, e di tenere solo quattro delle otto ante che lo componevano.riduzione armadio (4)

L’armadio è poi stato finito con uno smalto bianco satinato.

work in progress

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