casaJorn

asger jorn (1)

“L’architettura è sempre l’ultima realizzazione di una evoluzione spirituale e artistica. L’architettonico è il punto di realizzazione ultimo di ogni tentativo artistico perchè creare un’architettura significa formare un ambiente e fissare un modo di vita.” 1  

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“I funzionalisti ignorano la funzione psicologicaasger jorn (2) dell’ambiente…la vista dell’esterno delle costruzioni e degli oggetti, che ci stanno intorno e da noi utilizzati, ha una funzione indipendente dalla loro effettiva utilità. I razionalisti funzionalisti hanno, in ragione delle loro idee di standardizzazione, immaginato di poter arrivare alle forme definitive ideali dei differenti oggetti utili all’uomo. L’evoluzione di oggi mostra che questa concezione statica è sbagliata. Si deve arrivare ad una concezione dinamica della forma, si deve guardare la verità in viso per cui ogni forma umana si trova in uno stato di trasformazione continua.” 2

asger jorn (3) Asger Jorn, artista scandinavo, rivoluzionario e sperimentatore, sosteneva che arte e architettura dovessero asger jorn (5)fondersi in modo spontaneo, per creare spazi e ambienti in grado di appassionare. Nel 1957, grazie al successo crescente della sua pittura, poté acquistare un’antica casa contadina sulla collina dei asger jorn (4)Bruciati ad Albisola Marina. Con l’aiuto di “Berto” Gambetta, un artigiano locale, Jorn modificò gli ambienti e il giardino con interventi pittorici, scultorei, ceramici e polimaterici, creando un continuum spaziale e decorativo tra natura e architettura. Per quest’opera utilizzò moltissimi scarti di lavorazione della ceramica e del vetro, oltre a conchiglieasger jorn (6) e pietre recuperate nel vicino fiume. Ciò con cui si entra in relazione in questo luogo è l’espressione di una forte unicità in dialogo costante con lo spazio circostante, sia esso paesaggio, animale o visitatore. Ciò con cui si entra in relazione è una concreta idea di libertà.

“L’unica cosa della quale possiamo essere certi è che la vita significa movimento.”

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Note

1 – 2  Asger Jorn, Immagine e forma

 

 

 

il piano del tavolo

tavolo (4)Il piano di questo tavolo era stato verniciato con svariate mani di vernice sintetica, coprendo più che mettendo in risalto le caratteristiche del legno, e dando in definitiva un effetto “plastificato”, che non incontrava il gusto dei proprietari. Restaurato con le tecniche e i materiali propri di un lavoro “a regola d’arte”, si può dire sia tornato a mostrarsi in tutto il suo splendore.

Durante la sverniciatura: a sinistra ecco come si presentava il piano prima del restauro.

Durante la sverniciatura: a sinistra ecco come si presentava il piano prima del restauro.

Tutto il piano era stato stuccato con un materiale decisamente improprio: stucco bicomponente da carrozziere!

Il piano era stato stuccato con un materiale decisamente improprio: stucco bicomponente da carrozziere! tutto sostituito con stucco per legno.

tavolo (2)

la Grata

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Era necessaria una grata, oltre che per evitare eventuali intrusioni da parte di umani malintenzionati, per evitare eventuali intrusioni da parte di roditori malintenzionati, che dall’intercapedine sarebbero potuti sgattaiolare indisturbati all’interno, ogniqualvolta si fosse presentata la necessità di lasciare aperta la finestra uscendo di casa.  Una rete stirata in acciao zincato, saldata ad un telaio su misura, ha sbloccato l’impasse.

grata (4)grata (2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sedie Kohn

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Jacob Kohn, insieme a suo fratello Josef Kohn, fondarono la loro impresa di produzione mobiliera nel 1849. Destinata a diventare una delle principali fabbriche produttrici di mobili nell’area austroungarica, e uno dei downloadprincipali concorrenti della ditta Thonet, la J&J Kohn collaborò con gli artisti della  Wiener Werkstatte (una comunità di visual artist viennesi, comprendente architetti, artisti e designers) e con il suo fondatore Josef Hoffmann.

sedie

Queste quattro sedie della ditta Kohn erano state smaltate in colori differenti e alcune tinte con vernici da muro, sedie (2)dopo averle smontate e sverniciate sono state incollate e stuccate, dal momento che, soprattutto le gambe, sono risultate particolarmente gradite ai tarli. Tinte noce scuro per non evidenziare piccoli solchi e scalfitture del legno, sono state lucidate a gommalacca e finite a cera d’api. Vuole la leggenda familiare dei proprietari che il pezzettino di schienale mancante in una delle sedie sia stato utilizzato dal nonno per accendere la stufa durante la guerra. E’ stato lasciato mancante, come richiesto, a futura memoria.

sedie (4)

Ferro e juta

ferro e juta (2)La forma verticale di questa cornice, creata per una coppia di amici, è dettata dall’esigenza di contenere cinque foto ferro e juta (4)in sequenza, dall’alto verso il basso, per racontare una storia. Ho deciso di rivestire un pannello di legno con della juta, recuperata da un vecchio sacco per l’imballaggio di prodotti agricoli, innanzitutto per l’impatto estetico che questo materiale grezzo riesce a produrre; inoltre ne ho sempre apprezzato molto le caratteristiche di resistenza, dovuta al suo elevato carico di rottura, e l’alta traspirazione, essendo una fibra naturale, riciclabile e biodegradabile al cento per cento. Ho poi giocato ad accentuareferro e juta (1), spostare e confondere la delimitazione dello spazio utilizzando del fil di ferro da edilizia, opportunamente trattato, che ha anche il non trascurabile scopo di sorreggere le fotografie.

p.s. le foto qui appese sono vecchi scatti parigini estratti dal caotico cilindro del mio laboratorio. ferro e juta (3)

Portone

portone (6)

portone (5)Restauro di un portoncino in pitch pine, legno molto resistente che ha fortunatamente permesso al serramento di resistere alle intemperie, pur avendo ormai perso la protezione dello smalto originale. Il manufatto è stato portato a legno, integrato nelle sue parti portone (3)mancanti e smaltato. Le parti in ferro sono state carteggiate per eliminare la ruggine e trattate con un convertitore protettivo. Sono state smontate alcune parti aggiunte nel corso degli anni per alleggerire la struttura, sia fisicamente che esteticamente, ed è stata sostituita la serratura.

portone (4) Ho trovato molto bello l’anello in cui si inserisce uno dei due pesanti blocchi dell’anta sinistra: è stato autoprodotto utilizzando una piattina di ferro forata e un dado d’acciaio, piccoli particolari che rimandano a chi ha lavorato prima di me a questo portone. I vetri interni, sotto gli scuri, sono infine stati sostituiti con dei pannelli di legno smaltato.

portone (7)

 

portone (2)

portone (1)

Da davanzale a davanzale

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“c’è uno spazio stimato in 600 acri coltivabili sui davanzali delle finestre di tutto il Regno Unito, pari a 400 campi da calcio.”silltosill (6)

Il progetto del negozio “Sill to Sill” mira a incoraggiare la comunità locale a utilizzare i propri davanzali per coltivare cibo e piante, in un fil rouge che dai davanzali del negozio arriva alle finestre delle case del quartiere per promuovere l’agricoltura urbana: “Comprate dal nostro davanzale e fate crescere sul davanzale della vostra finestra”.

Il progetto nasce da un concorso indetto dalla Hackney City Farm, una fattoria urbana che da decenni offre la possibilità di sperimentare l’agricoltura nel cuore di Londra. Il bando riguardava la progettazione di un nuovo negozio di piante, frutta e verdura, incoraggiando l’esplorazione di tecniche di costruzione con materiali riciclati, per porre l’accento sulle potenzialità di riutilizzo del materiale di scarto. I NOTCH, team vincitore, hanno riutilizzato le finestre di legno “a ghigliottina” dismesse, tipiche dell’architsilltosill (3)ettura che caratterizza il quartiere, collocandosilltosill (2)le sulla facciata e rifunzionalizzandole in qualità di supporto per vasi e piante, scaffali, bacheche, abbaini e panchine.

La struttura della piccola costruzione è costituita da semplici telai di legno chiusi con vecchie tavole da ponteggio inchiodate una sopra l’altra. Il tetto, realizzato con tavole da ponteggio riciclate, grazie alla struttura a finestra permette il passaggio della luce all’interno del negozio, che necessita quindi di pochi apparecchi di illuminazione inseriti nello spessore delle travi. Il tutto è stato assemblato da volontari residenti nel quartiere.silltosill (4)

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